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mercoledì 30 gennaio 2013

Appunti su...“Piacere! … Conversano”

Cari lettori, penso che il titolo renda il concetto…in questo approfondimento  vi presenterò la mia città, Conversano, facendovi conoscere i luoghi più visitati e più interessanti dal punto di vista storico e/o artistico.

Le sue origini risalgono all'età del ferro e il primo nucleo abitativo che vi si insediò, costituito da popolazioni indigene, le diede il nome di Norba, ovvero città fortificata.


 IL CASTELLO.

Il Castello, il nucleo più antico dell'attuale costruzione, risale probabilmente al XII sec., ed era costituito semplicemente  da quattro torri unite da alte mura.In origine di forma trapezoidale, fu costruito dal normanno Goffredo Altavilla intorno all'anno 1000, utilizzando come fondamenta, in alcune parti, le mura megalitiche dell'antico centro peuceta, risalenti al VI-IV secolo a.C. Tra il XV e il XVIII secolo d.C. una serie di interventi trasformò il castello da fortezza militare in residenza signorile della famiglia Acquaviva d'Aragona.


LA BASILICA CATTEDRALE.

La Cattedrale è senza dubbio la chiesa medievale più importante, il punto di raccolta e di riferimento spirituale dell'intera comunità. La sua costruzione fu avviata tra la fine del XI e l'inizio del XII sec.
Iniziata dai Normanni tra la fine dell'XI e l'inizio del XII sec., la chiesa, in stile romanico pugliese, fu ampliata da Monsignor Pietro d'Itri nel 1359 e ulteriormente modificata nei secoli successivi. Ha tre navate e facciata tripartita da lesene. La navata di sinistra conserva un affresco absidale trecentesco e l'icona della Madonna della Fonte, protettrice del paese; la navata destra un crocifisso ligneo cinquecentesco.
Dal 1997 basilica minore, è dedicata alla Vergine Assunta. 

IL CASTELLO MARCHIONE.

Situato sulla provinciale per Putignano a circa 6 km dal centro di Conversano, il Castello di Marchione (oggi Monumento Nazionale)era casa di caccia degli Acquaviva d’Aragona, Conti di Conversano.
Essi risiedevano abitualmente nel Castello di Conversano ed usavano Marchione quale tenuta venatoria, costituita da un bosco di querce e macchia mediterranea ed estesa circa 1.260 ettari. Di questo meraviglioso bosco sopravvive un solo esemplare di quercia, la cui età è valutabile in circa cinque secoli.
La leggenda vuole che un passaggio sotterraneo collegasse Marchione con il Castello di Conversano.

LA PINACOTECA CIVICA.

Dal dicembre del 1999, gli antichi saloni del conte Giangirolamo II sono sede della Pinacoteca Civica.
 In essa è esposto il ciclo pittorico della Gerusalemme Liberata, dieci tele che il pittore Paolo Finoglio dipinse, a partire dal 1640, per esaltare l'eroismo del conte Giangirolamo.

 IL PALAZZO MUNICIPALE.

Il Palazzo municipale, originariamente convento dei frati francescani, fu fondato in epoca angioina. Delle originarie forme di quest’epoca restano poche tracce, inglobate nelle strutture neoclassiche dopo i vari lavori di rifacimento e di restauro. La collocazione della sede del Municipio nel Convento Francescano è successiva alla soppressione dell’ordine monastico, verificatasi verso la metà dell’Ottocento. Va, tuttavia, detto che l’antica Università di Conversano, il comune cittadino, cominciò ad usare una parte del complesso conventuale molti secoli prima; probabilmente già verso la fine del XV secolo, con pubbliche riunioni e assemblee nel Chiostro, e con la sistemazione di un archivio nella Sacrestia della Chiesa.
La sera del 20 maggio del 1886 il Palazzo Municipale venne incendiato e saccheggiato, in seguito ad un violento tumulto popolare. Il Progetto generale d’intervento fu affidato all’architetto Sante Simone.

Patrizia.

sabato 19 gennaio 2013

Castel Del Monte: tra Storia e Mistero



Buonasera cari lettori!
Oggi vi parlerò di uno dei luoghi più suggestivi e magici della nostra splendida Puglia.
Innanzi tutto prendete una monetina da 1 centesimo.. bene sapete cosa vi è raffigurato sopra? Sapete cos'è quella costruzione incisa sul bronzo marrone? Ebbene si, questo approfondimento è proprio dedicato al soggetto della monetina, un posto così affascinante che vi consiglio vivamente di visitarlo, perché non è soltanto una semplice costruzione medievale ma è un luogo, come leggerete, ricco di misteri e leggende.



UN PO' DI STORIA:
Castel del Monte è un edificio del XIII secolo costruito dall'imperatore Federico II in Puglia, nell'attuale frazione omonima del comune di Andria, vicino Santa Maria del Monte a 18 km dalla città.
È situato su una collina della catena delle Murge occidentali, a 540 metri s.l.m. (il panorama dalla collina è davvero da togliere il fiato, vi sembrerà di essere fuori dal mondo!!).
La nascita dell'edificio si colloca ufficialmente il 29 gennaio 1240, quando Federico II Hohenstaufen ordina a Riccardo da Montefuscolo, Giustiziere di Capitanata, che vengano predisposti i materiali e tutto il necessario per la costruzione di un castello presso la chiesa di Sancta Maria de Monte (oggi scomparsa). Questa data, tuttavia, non è accettata da tutti gli studiosi: secondo alcuni, infatti, la costruzione del castello in quella data era già giunta alle coperture.
Pare fu costruito sulle rovine di una precedente fortezza prima longobarda e poi normanna. Probabilmente alla morte di Federico II (avvenuta nel 1250) l'edificio non era ancora terminato.
A partire dal XVII secolo seguì un lungo periodo d'abbandono, durante il quale il castello venne spogliato degli arredi e delle decorazioni parietali di marmo (le cui tracce restano visibili solo dietro i capitelli) e divenne oltre che carcere anche un ricovero per pastori, briganti e profughi politici.
Nel 1876 il castello venne infine acquistato (per la somma di 25.000£) dallo Stato italiano in condizioni di conservazione estremamente precarie, che ne predispose il restauro a partire dal 1879. Nel 1928 Il restauro diretto dall'architetto Quagliati rimuove il materiale di risulta all'esterno del castello e demolisce parte delle strutture pericolanti, ricostruendole in seguito per dare al castello un aspetto "ringiovanito"; questo non ne arrestò il degrado e si dovette procedere con un altro restauro tra il 1975 e il 1981. Nel 1936 fu dichiarato monumento nazionale.
Nel 1996 l'UNESCO lo ha iscritto sulla lista dei Patrimoni dell'umanità per la perfezione delle sue forme e per l'armoniosa unione degli elementi culturali del nord Europa, del mondo islamico e dell'antichità classica, tipico esempio di architettura militare del medioevo.

MITI E LEGGENDE:
Riuscire a racchiudere le bellezze storiche e le leggende di Castel del Monte in una sola pagina è un’impresa davvero ardua in quanto la sua storia si divide tra le leggende che lo circondano e i dati concreti di una storia di cui appunto si hanno indubbie testimonianze.
Anche i meno esperti possono subito notare e ammirare la forma particolare ed originale di questo castello che ben si allontana dalla struttura classica delle costruzioni di difesa militare.
Negli ultimi tempi il sempre vivo e stimolante dibattito su Castel del Monte si è incentrato essenzialmente su un interrogativo di importanza capitale per la comprensione delle sue origini e della sua funzione. Ci si è chiesto se Castel del Monte sia veramente un castello e non, piuttosto, un tempio laico edificato senza alcun aggancio con finalità pratiche, civili o militari. Il problema, dunque, investe l’identità dell’edificio che non a caso, però, continua a contenere nella sua stessa denominazione l’appellativo di castello. I sostenitori delle ipotesi che identificano Castel del Monte con un tempio, collegandolo di volta in volta all’astronomia, alla geometria e alle piramidi egiziane, partono da alcune riflessioni- a loro dire- elementari: sottolineano, infatti, l’assenza di cucine, scantinati, stalle, fossato, ponte levatoio ed elementi difensivi tipici di un castello medievale.
La sua forma ottagonale con le otto torri uguali e perfette che la circondano, la perfezione delle misure che si fanno risalire tutte all'unità minima della sezione aurea, il numero otto ricorrente in ogni suo particolare (ottagonale la forma, otto le torri, otto le stanze interne, otto i fiori sulle cornici dei portali, otto le foglie sui capitelli, e così via con una serie lunghissima di esempi) hanno stimolato la fantasia di storici e cultori dell’esoterismo.
La sua forma imponente, la sua posizione di dominio (erta su un monte che domina l’intera vallata), la forma a corona (che dovrebbe ricordare la forma ottagonale della corona con la quale fu incoronato Federico II), l’assoluta assenza di caratteristiche militari in una costruzione che sembrerebbe essere stata concepita come una fortezza, la leggenda che voleva al centro del cortile del castello una vasca anch'essa ottagonale che doveva rappresentare il Santo Graal e che ora non vi è più, la sua posizione studiata nei minimi particolari di modo che nei giorni del solstizio e dell’equinozio (quattro volte all'anno)  le ombre disegnino messaggi geometrici importanti,  arricchiscono di suggestione, leggende e misteri un luogo che è già suggestivo di suo.
Al turista che si ferma in questo luogo magico e storico, non resta altro che accogliere il silenzio di questo immenso castello e lasciarsi invadere dalla forte energia di questo luogo. 
Consiglio a tutti i lettori che visiteranno la Puglia di includerlo come tappa del viaggio perché vi assicuro sarà davvero un’esperienza immemorabile!




venerdì 11 gennaio 2013

Sant'Antonio Abate e la Fiera del Fischietto


“L’Epifania: tutte le feste si porta via”. Questo detto è vero per la maggior parte d’Italia. Ma ogni rutiglianese doc sa che in realtà dopo l’Epifania c’è un’altra festa che viene attesa da grandi e piccini. La Fiera di Sant’Antonio Abate. La fiera si tiene il giorno di Sant’Antonio Abate, ovvero i 17 gennaio, ed è divisa in due parti:  la festa degli animali e la festa del fischietto in terracotta. In rutiglianese la festa è ricordata in 2 modi: “Sand’Anduene Maskere e suene” (Sant’Antonio maschere e suoni) perché tradizionalmente la festa coincide anche con l’inizio dei festeggiamenti di carnevale. Ma si dice anche “Sand’Anduene Friske e suene” (Sant’Antonio fischi e suoni) in chiaro riferimento all’evento più importante delle festa: “La sagra del fischietto”.
La tradizione  vuole che Sant’Antonio Abate sia il protettore degli animali. Infatti l’iconografia classica usa rappresentare il Santo sempre accompagnato da un maiale. Ogni 17 Gennaio, come da tradizione, il prete rettore della Chiesa di San Domenico e quindi della vicina chiesetta di Sant’Antonio, si preparare al momento solenne della benedizione degli animali. Essa avviene nella pineta cittadina ed attira un pubblico vastissimo, per lo più bambini e contadini, che portano i loro fedeli compagni a “farsi benedire”. Dai tradizionali cani, gatti, cavalli e muli, ai maiali, criceti e canarini; sino ad animali più inusuali. Si tratta di un momento di festa che avviene il primo pomeriggio e che anticipa la vera e propria festa che inizierà il tardo pomeriggio.
Sant’Antonio è considerato il protettore del fuoco. Perciò in questo giorno le donne non cucinano, ma si mangia cibi cotti nei giorni precedenti oppure cibi pronti come frutta secca.
Rutigliano è considerato il Paese della Terracotta. E seppur la sagra del fischietto è una festa piuttosto recente (la prima edizione risale al 1989), la tradizione di forgiare suppellettili in terracotta, tra cui degli antenati dei fischietti, risale addirittura all’epoca della Magna-Grecia. Nella Necropoli di Azezio, sito archeologico di Rutigliano, sono stati infatti rinvenuti all’interno delle tombe questi suppellettili in Terracotta. I primi suppellettili, da molti studiosi ribattezzati “protofischietti” avevano forme varie: antropomorfe, zoomorfe e valenze valerie: potevano essere di carattere ludico, cultuale e magico. Quando Azezio fu distrutta dai Sareceni nell’829 d.C., l’arte di produrre con la terracotta proseguì per tutto il medioevo nella città di Rutilianum (nome con cui fu ribattezzata la città), nonostante i prodotti fossero per lo più oggetti semplici e di uso domestico. L’arte figula è proseguita dal 1300 al 1800, con un boom nel ‘900. Addirittura esiste ancora la via dei figuli, che appunti è conosciuta come Via Figuli. Il carattere ludico dei fischietti è stato ripreso dalla più antica tradizione, e ad essere le vittime della satira figula sono i politici, nostrani e non. Ogni anno infatti il Comune approva un tema sulla cui base i figuli devono realizzare il fischietto per il concorso. Attraverso le giurie (tecnica e popolare) si sancisce il vincitore. Inoltre partecipano al concorso gli studenti delle scuole del paese, smistate nelle giuste categorie: questo ha fatto sì che anche nelle nuove generazioni ci è stata una riscoperta di un lavoro tradizionale antico come quello dei figuli.
Per riderci su
Una tradizione tipica rutiglianese vuole che il fidanzato regali alla fidanzata un fischietto a forma di galletto come pegno d’amore. Nulla di strano se non che la tradizione che il fischietto sia di buon auspicio per la coppia solo nel caso in cui il “fischietto” fischia. Nel malaugurato caso in cui esso non fischi la coppia non avrà una vita ricca di figli e fertile. Secondo alcuni infatti il fischietto altro non è che il simbolo del membro maschile, quindi l’assenza del fischio va interpretata come l’assenza di virilità e fertilità maschile. Ma sono solo tradizioni!
La tradizione del fischietto a forma di Carabiniere
La storia narra che nel 1799 i rutiglianesi avessero malvisto il tentativo di dominazione e saccheggio francese perpetrata dalle truppe napoleoniche (come era avvenuto per altri paesi vicini). Decisero così di mandare via i francesi costringendoli alla fuga: era il 6 maggio 1799. Alcuni contadini si recarono in Contrada San Martino, un piccolo colle nelle vicinanze del paese. Qui accesero dei fuochi e iniziarono a fischiare all’interno dei fischietti in modo assordante. Nel frattempo una mandria fu lasciata libera di correre verso il paese con al collo dei campanacci che facevano un rumore assordante. Contemporaneamente le donne rutiglianse accorsero nelle dimore dei francesi avvisandoli dell’arrivo delle truppe dei Borboni. I soldati, spaventati dal chiasso e chìonvinti che la nube di polvere provocate dal bestiame fosse realmente dovuto a una truppa in attacco, fuggirono terrorizzati da Rutigliano, lasciando lì anche le innumerevoli ricchezze che portava con sé dopo i numerosi saccheggi ai danni di altri peasi. Si narra che gli artigiani del paese, in ricordo di questi avvenimenti, abbiano decisero di creare dei fischietti che rappresentavano in pose buffe “questi uomini in divisa”. In seguito all’Unità d’Italia questa tradizione si è mantenuta seppur con delle modifiche: anziché i soldati francesi, oggi “vittime” illustri dei figuli rutiglianesi sono i Carabinieri.

Loredana

venerdì 4 gennaio 2013

Appunti su...una passeggiata per Molfetta



La città di Molfetta, per la sua posizione geografica privilegiata, ha un'origine molto antica, infatti ci sono testimonianze di presenza umana risalenti al neolitico e ha una lunga storia nei secoli successivi.
Per questo motivo, la mia città, attraverso le tradizioni linguistiche, gastronomiche e architettoniche, ha la possibilità di attirare il turismo.
In questo approfondimenti, quindi, vorrei fare una passeggiata nella città scegliendo alcuni d'interesse storico e archeologico e cercando brevemente di presentarli.

Il Pulo di Molfetta: è una dolina carsica di crollo situata nella periferia della città, che viene aperta nel periodo estivo e nella quale è possibile notare tracce archeologiche di diversi insediamenti avvenuti nel tempo.

Il centro storico: era anticamente chiamato"Isola di Sant'Andrea", perché in passato era quasi totalmente staccato dalla terraferma. Questa cittadella è caratterizzata da una pianta a spina di pesce, mura esterne affacciate sul mare e due porte d'accesso. Attualmente il centro storico è in riqualificazione e, nonostante sia possibile visitarla per intero, solo alcune zone sono state restaurate e attualmente ospitano pub, ristoranti e negozi.  Merita una visita il Torrione Passari, un'antica abitazione che comunica con una massiccia torre affacciata sul mare.

Duomo di San Corrado: costruito tra il 1150 e il 1200 e situato nella parte più esterna del centro storico, è un esempio di romanico pugliese, con tre cupole in asse, una torre campanare e una torre d'avvistamento utilizzata in diversi periodi storici per segnalare l'arrivo di navi nemiche nel fiorente porto molfettese.  

La Basilica della Madonna dei Martiri e l'ospedaletto dei crociati: La chiesa risale al 1162, ma ha subito diversi cambiamenti nel tempo, ma la sua rilevanza, non è legata alla struttura(anche se presenta al suo interno numerosi dipinti), quanto alla sua storia. Molfetta è sempre stata una città d pescatori e la Madonna dei Martiri è sempre stata un simbolo di salvezza per questa categoria. Oltre a questo la presenza dell'ospedaletto de crociati valorizza l'antichità della struttura perché la città, durante le crociate, era un porto di partenza e di ritorno dalla Terra Santa e ospitava i combattenti per ristorarli.

Vi auguro una buona passeggiata!
Enza

mercoledì 19 dicembre 2012

Appunti su...(05) Conversano si veste di Rosso



Questo sera voglio informare i nostri lettori, sugli eventi e/o iniziative che saranno promosse nel mio paese, Conversano, per tutta la durata delle feste natalizie.
Iniziamo con il programma “Una città per Natale” promosso da varie associazioni della città e da tutti gli esercenti delle vie in cui si terrà la manifestazione; di seguito le date:

23/30 dic e 5/6 genn – Mercatini di Natale – presso p.zza Carmine
21/28 dic – Natale in Piazza – presso p.zza Battisti
22/23 dic – Natalando in via Arringo e P.zza XX Settembre
23/30 dic – Shopping in corso – presso via Matteotti
20/21/22/23 dic – OpenSet/Natale di gusti – presso via S.Giacomo
21 dic – Concerto di Natale – presso Basilica Cattedrale
26/30 dic e 5/6 genn – Presepe Vivente – presso Ex Monastero S.Benedetto
Fino al 06 genn 

  • Il villaggio di Natale - presso Garden Center Vivai Giannini , c.da del Monte              Esposizione e vendita di articoli natalizi, oggettistica, presepi, articoli da regalo con eventi ludici e degustazioni di piatti tipici. 
  • Natale nei chiostri – presso ex Monastero S.Chiara 
  • Esposizione Presepi – presso P.A della città,p.zza XX Settembre, via S.Lorenzo,via Di Vagno, Largo S.Cosma 
  • Esposizione presepe a cura della Confraternita  della Passione – presso Chiesa della Passione 
Fino al 13 genn – Pattinaggio sul ghiaccio – presso Villa Belvedere

Per maggiori informazioni o per scaricare il programma, consultare il sito: www.turismoinconversano.it/eventi.html   o su Facebook  cerca : UNA CITTA’ PER NATALE

Volevo inoltre segnalarvi che il programma OPENSET/Natale di gusti, il 20 dicembre inaugura il suo programma con il concerto gospel dei WANTED CHORUS – start h 21 – INGRESSO LIBERO  via S.Giacomo ( www.wantedchorus.com )

e che Corte Altavilla (per info www.cortealtavilla.it ) ospita, direttamente dalla Milano Fashion Week, in edizione limitata, la CAPSULE COLLECTION by Zibilla Atelier MADE IN ITALY, atelier gestito da due giovanissime e creativissime ragazze scelte, dalla Camera Nazionale della Moda, tra i giovani talenti della moda Made in Italy. Segui su Facebook : ZibillaAtelier – INGRESSO GRATUITO.

Insomma ce n'è per tutti :) 
Vi aspetto,
Patrizia.

mercoledì 5 dicembre 2012

Bari: tra fede e tradizione


Buonasera cari lettori,

Domani giovedì sei dicembre ci troviamo a celebrare e festeggiare tutti i Nicola, in onore di San Nicola, patrono di Bari, morto il 6 dicembre 343.

Ricordiamo brevemente la sua storia: fu vescovo di Myra (Asia Minore) ed è oggi venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diverse altre confessioni cristiane. È noto anche al di fuori del mondo cristiano perché la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus (o Klaus), conosciuto in Italia come Babbo Natale.
Pensate che il suo culto risale al VI secolo e si diffuse inizialmente in Asia Minore con pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell'abitato di Myra.
Le sue spoglie furono conservate nella cattedrale di Myra fino al 1087 quando la sera del 7 maggio una spedizione barese di 62 marinai raggiunse Myra e si impadronì di circa metà dello scheletro di Nicola, che giunse a Bari l'8 maggio 1087 e in seguito fu edificata la stupenda basilica in stile romanico che ancora oggi ospita le reliquie del santo.
A Bari il culto è molto sentito e ogni anno si celebra la festa di San Nicola, che si svolge il 7, 8 e 9 maggio, rievocando l'arrivo in città delle sacre reliquie trafugate a Myra nel 1087 con un suggestivo corteo storico in costume che, partendo dal porto si snoda per le vie del borgo antico fino al piazzale della Basilica.

Ritornando invece alla giornata di domani, vi dico che è un giorno importante per la città di Bari, un giorno in cui la Chiesa festeggia il nome di San Nicola, e Bari si prepara a vivere una giornata intensa, all'insegna delle tradizioni e della devozione per il Santo Patrono.

La tradizione vuole che già sin dall'alba baresi e pellegrini si ritrovino nella Basilica di San Nicola per partecipare alle Messe in onore del Santo. La prima viene celebrata alle 5.00, e poi ogni ora per tutta la giornata, ma la Basilica è già aperta dalle primo ore della notte per accogliere i devoti. In seguito i fedeli si riuniscono nella piazza antistante la Basilica, per dare l’avvio alla consueta "marcia nicolaiana": fiaccole in mano per mantenere viva una delle tradizioni più suggestive.

Altro rito della devozione popolare è quello che vede le fanciulle affidarsi all'intercessione del Santo per trovare marito. Si tratta di una leggenda popolare, probabilmente legata al miracolo fatto da San Nicola alle tre fanciulle, ed era usanza far girare le giovani in età da marito intorno alla colonna miracolosa che è conservata nella cripta della Basilica. Il giro della colonna è purtroppo vietato dal 2007, per questioni di sicurezza; la colonna, per problemi di stabilità, è stata ingabbiata, e al tradizionale giro è subentrata l'abitudine di affidare le proprie richieste al Santo a bigliettini che vengono depositati ai piedi della colonna.
La decisione di mettere l’inferriata venne presa anche perché molti sfregiavano la colonna, per prenderne dei frammenti miracolosi. Leggende a parte, la colonna è certamente molto antica, forse addirittura anteriore al 1089, e va ammirata ed osservata con attenzione e devozione.
Vi racconto brevemente una leggenda legata alla colonna: torniamo indietro nel tempo e immaginiamo Bari nella serata del 30 Settembre 1089.
La cripta di quella che poi sarà la Basilica di San Nicola, è pronta al rito della deposizione delle ossa del santo, manca solo una colonna; c’è molta gente che attende il grande evento quando verso la mezzanotte, un grande scampanio si diffonde per la città, tutti accorrono alla basilica e, scese le scale che portano in cripta, vedono due angeli e un santo vescovo che collocano, lì dove manca, la bella colonna in marmo rossiccio. La leggenda secondo cui fu San Nicola a collocare la colonna è antichissima, come lo è la convinzione che coloro che si avvicinano con fede, vengono da essa guariti.

Ma ai riti della fede domani si susseguono anche quelli della tradizione. Dopo la Messa delle 5, è d'obbligo la colazione con cioccolata calda e savoiardi nei bar del borgo antico. E dopo la colazione, via libera alle tipiche pietanze pugliesi come la focaccia, le sgagliozze (polenta frizza) e le popizze (frittelle) da acquistare e consumare per le stradine di Bari vecchia.
La giornata di celebrazioni continua poi nel pomeriggio con la SS. Messa pomeridiana ufficializzata dal Vescovo di Bari, Monsignor Francesco Cacucci. La sera è da programma la suggestiva processione serale della statua che attraverserà le vie della Città vecchia.
A chiudere la giornata di festa sarà il tradizionale spettacolo pirotecnico serale.

sabato 1 dicembre 2012

Appunti su...(02) Sagre gastronomiche a Rutigliano

Nuove o vecchie; tradizionali o innovative...se c'è una cosa che a Rutigliano non manca sono sicuramente le Sagre Gastronomiche che si realizzano durante l'anno e che attirano nel paese centinaia di turisti.

Sagra del fischietto di Sant'Antonio Abate
Non è una sagra gastronomica, però l'occasione è quella migliore per esporre assieme a celebri fischietti di terracotta anche i piatti tipici rutiglianesi!

Sagra dell'uva!
Tra tutte le sagre gastronomiche "La sagra dell'uva" è sicuramente quella più celebre e famosa, poichè Rutigliano è la città dell'uva! Quest'anno si è celebrata la 48^ edizione. L'iniziativa si tiene verso fine settembre e inizi di ottobre. La manifestazione è caratteristica non sono solo per i numerosi stand che animano il centro cittadino, in cui la gente può mangiare l'uva, piatti a base del frutto e bere vino, o per i giochi a tema; ma anche per la gara che vede affrontarsi i commercianti rutiglianesi per la vetrina meglio allestita, dove la cultura cittadina si mischia all'irriverenza politica! Una goduria per il palato e un divertimento per gli occhi=)


Sagra del grano!
Si tiene di solito a luglio. I turisti e i cittadini possono assaporare i piatti a base di grano: dalle ricette più tradizionali alle ricette più particolari. Ci sono piatti di tutti i tipi e per il centro storico, dove l'iniziativa ha sede, è impossibile non lasciarsi sedurre dal dolce odore che avvolge le vie!

Sagra della pettola!
Si tiene a dicembre, anche se la tradizione vuole che a Rutigliano le pettole si facciano a Santa Caterina, che si festeggia il 25 Novembre. Si tratta di un piatto fritto, che si gusta con piacere assieme a un bicchiere di vino caldo. L'accostare pettole e vino caldo, e celebrare questa manifestazione in pieno dicembre, fanno della Sagra della Pettola un'avvenimento suggestivo e per i rutiglianesi doc significa solo una cosa: il Natale è vicino!

Sagra del cavatello!
Si tratta di una sagra "nuova", nata solo 3 anni fa ma che sin dalla prima edizione ha suscitato un vivo interesse nella gente. Si tratta un po' di una festa del grano, però al posto del grano troviamo i cavatelli fatti in casa=)

Dalle più celebri a quelle più nuove: quest'anno si sono tenute per la prima volte due manifestazioni gastronomiche nuove: La festa del gelato artigianale e la festa della pizza. Si tratta di 2 sagre ancora troppo nuove per poterle annoverare tra le "sagre paesane"...chissà se saranno riconfermate l'anno prossimo o se si tratta solo di 2 iniziative meteore=)

Come avrete capito a Rutigliano siamo dei BUONGUSTAI!;-)
Loredana

venerdì 23 novembre 2012

Appunti su....(01)

Buon pomeriggio lettori
oggi al posti di parlarvi della mia città, descrivendola o raccontando qualcosa, voglio lasciare che sia uno dei nostri artisti a parlarvene. Infatti Caparezza, prima di diventare solista, ha scritto e cantato con i  San Nicola Connection una canzone intitolata Molfetta mia ed ecco qui un video con la canzone e il testo. Buon ascolto!

Testo:
Molfetamina è la s’stenz ca m ball ind a la penz ogne volt che perd la sperenz
chessa passion pu paiais addò passimm r shrnèt tra facce allegr e facce ‘ngagnèt.
U sacce bbun percè so’ stat emigrend e no m so m’shcat me co certa gend
U sacce bbun percè mò, dopo tend enn, sti strat s’onn fatt com u vend d ne mem.

L C’nis mmenz o burg, l’offert a la Medonn, la port o pian terr c la non
u bar d l s’gnur, u caffè d l sfrnzul, l cmbegn ca t menn’n affangul.
Po ste la procession, u sciucl du pallon, l mecn scazzat du sp’tron
M’chel cind lir, la 167, chir ca c’mengn a Molfett

l’aggiustn… la sfashn…l’aggiustn… la sfashn…l’aggiustn… la sfashn…l’aggiustn… la sfashn e mengn abbash

Mo cat, r mon ca pnzìn e gal già ann shcuffulat p met nu palaz d fandasm e d shcandat
ci tras iind a la terr prim o po t’acchie scazzat c fa u c’tron lung sop o grat
A piazza Bacarin nu palazz a spar’shaut la torr du Uardoce quenn mae l’avet vist
ind a la chies de la mort non so mai trasaut, palaz Cappellut non esist

Rit.: Molfetamina cuss seng a da adaccuà chessa furce a da m’là ci s no nu com fazz a tagghià
Molfetta mia famm cresh u ptlidd s’f'quisshm u c’rvidd adacc’ssì m pozz fa r’spttà

Molfetamina, Molfetta mia, Molfetamina, Molfetta

Molfetamina è la canzon ca s send ind o rion addò stonn l palazz d carton
addo scetn r bust de la shcosh o chendon strafenzl ca graitn do valcon
u f’sc’lar è nu mstìr ca sparesh a picc a picc c vu l cnzassìgge vatt u fric
e ci la fem’n ste prén n chièm a la memèr, n’sciaun ca s ‘mbar a fa u stegnèr

…e aggiustn…e sfashn…e aggiustn…e sfashn…e aggiustn…e sfashn…e aggiustn… e sfashn… e mengn a bbash

E aggiustn.
Da sott a ra port fing o rion d r bust a da pp’zzà l chèn a la pscin o c’mmeun
dritt dritt ind o straton d la cap’cciàine fing a la c’r'tecchie c r chèn e r gaddain
Po vin a v’dè com’è la chies nenz o re sop a cuss asfalt ca non è bon p ciucce
mò ca l s’gneure s ne vonn sè addo è? mmenz o funn d don Carlucce!

Molfetta mina cuss seng a da adaccuà chessa furce a da m’là ci s no nu com fazz a tagghia
Molfetta mia famm cresh u p’telidd s’f'quisshm u c’rvidd adacc’ssì m pozz fa r’spttà

Mò stit va ‘tt’nzione p’rcè so nu uagnone ca ven do paiais addo stonn r fem’n bone!

U pais d’ l crneut, de la pash, de la guerr, du n’glaish, du prish, d le meish, du pesh a m’rcat, nu d fore, u m’barcat, avvocat, arr’stat, e r stat, e r murt d fem, d sunn, e d secc, d drog, ca s’enghie, e d menghie, d cazz, d vrazz, d tazz, du cess, d fess, d dritt, e d cirr, e d citt e d meng’ a c’m'bitt!!

Molfetamina, Molfetta mia, Molfetamina, Molfetta




Traduzione:
Molfetamina è la sostanza che mi balla nella pancia ogni volta che perdo la speranza.
Questa passione è per il paese dove passiamo le giornate tra facce allegre e facce risentite
lo so bene perchè sono stato emigrante, e non mi sono mai mischiato con certa gente
lo so bene perchè dopo tanti anni queste strade sono diventate come il ventre di una mamma

I cinesi in mezzo al borgo, la fiera della Madonna, la porta al piano con la nonna
il bar dei signori, il caffè dei popolani, gli amici che ti mandano affanculo.
Poi c’è la processione, il gioco del pallone, la macchina schiacciata dal macigno (opera d’arte di un’artista).
Michele 100 lire (famoso personaggio di Molfetta, che chiede sovente l’elemosina), la 167, quelli che comandano a Molfetta

e la aggiustano, la rompono (x4) la mandano a fondo

e poi cade, Le monache a Pansini & Gallo (quartiere molfettese alla fine di vi Roma) sono crollate per mettere un palazzo di fantasmi e di paura.
se entri a Molfetta Vecchia prima o poi ti trovi schiacciato, se fai il citrone lungo (tipico gioco dei bambini molfettesi) sul marciapiede.
a piazza Baccarini un palazzo è sparito, la torre con l’orologio quando mai l’avete vista (demolita a fine ‘800, si trovava sull’arco della Terra, in via Dante, di fronte al Blues Cafè),
nella chiesa della Morte non sono mai entrato, palazzo Cappelluti non esiste

Rit.: Molfetamina, questo sangue devi annacquare, questa forbice devi affilare, altrimenti come faccio a tagliare
Molfetta mia fammi crescere il pisello, soffocami il cervello, che così mi posso far rispettare.

Molfetamina è la canzone che si sente nel rione dove ci sono palazzi di cartone
dove buttano le buste dell’immondizia all’angolo, popolane che gridano dal balcone
Il cordaio è un mestiere che non esiste. Se vuoi l’aggiustasedie vatteloapescà!
E se la donna è incinta, non chiama la mammara, nessuno che impara a fare lo stagnaro

Ma aggiustano e rompono…

e aggiustano
 Da “Sotto alla porta” fino al “Rione delle buste”
 da “Pezzelechène" alla “Piscina comune”
 dritti dritti nello stradone dei cappuccini
 fino alla “Crettècchie” con i cani e le galline
 Poi vieni a vedere com’è la chiesa dinanzi al re
su questo asfalto che non è adatto per gli asinelli
ora che i signori se ne vanno, sai dove?
 davanti al fondo di don Carlucci.

Rit.
 Adesso prestate attenzione a quel che dico, perchè sono un ragazzo che viene dal paese delle belle donne

 Il paese dei cornuti, della pace, della guerra, della golosità, del “priscio”, degli amici, del pesce del mercato, del contadino, l’imbarcato, l’avvocato, l’arrestato, delle statue, e dei morti di fame, di sonno, di sete, di droga, che si riempie, di menghie, di cazz, di braccia, di tazze di cesso, di fessi, di dritti, di cirri (del polipo), di zitti e di “persone che non sanno stare zitte”.