mercoledì 16 gennaio 2013

Ricetta 9: Teglia Riso, Patate e Cozze


Buonasera cari lettori,

Questa settimana vi proponiamo un piatto tipico barese, per gli amanti del pesce! 
Una pietanza da servire a pranzo (ma va bene per qualsiasi occasione).
Come avrete già letto dal titolo, la pietanza presenta come ingredienti principali le cozze e le patate.
Vediamo quali sono gli ingredienti e il procedimento:



INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

1kg di cozze (cozze tarantine)
400 g di riso (una varietà che non scuoce)
5 o 6 patate medie
3 cipolle medie
50 g di pecorino grattugiato
1 spicchio d'aglio
1 ciuffo di prezzemolo
sedano
olio extravergine d'oliva
sale e pepe


PROCEDIMENTO:

Lavate bene le cozze, sotto l'acqua corrente ed apritele a mezzo guscio con l'apposito coltello (il guscio senza mollusco va buttato).
Pulite le patate e tagliatele a fette spesse, sbucciate ed affettate le cipolle, spezzettate il prezzemolo con l'aglio ed il sedano.
Ungete con l'olio una teglia con bordi alti dal diametro di 30 cm circa.
Realizzate degli strati nella teglia iniziando con uno di cipolle, continuando con uno strato di patate, distribuite quindi il trito di prezzemolo sedano ed aglio, uno strato di riso e le cozze con il mollusco rivolto verso il basso.
Distribuite sullo strato di cozze sale e pepe; ripetete l'operazione fino a riempire lo stampo.
Create l'ultimo strato con le patate affettate, riempite la teglia d'acqua e distribuite in superficie abbondante sale, pepe ed olio.
Infornate la teglia per 40 minuti a 180°C.

Verificate durante la cottura che l'acqua sia sufficiente, in caso contrario aggiungetene la quantità necessaria per terminare la cottura.

Buon Appetito!!

venerdì 11 gennaio 2013

Sant'Antonio Abate e la Fiera del Fischietto


“L’Epifania: tutte le feste si porta via”. Questo detto è vero per la maggior parte d’Italia. Ma ogni rutiglianese doc sa che in realtà dopo l’Epifania c’è un’altra festa che viene attesa da grandi e piccini. La Fiera di Sant’Antonio Abate. La fiera si tiene il giorno di Sant’Antonio Abate, ovvero i 17 gennaio, ed è divisa in due parti:  la festa degli animali e la festa del fischietto in terracotta. In rutiglianese la festa è ricordata in 2 modi: “Sand’Anduene Maskere e suene” (Sant’Antonio maschere e suoni) perché tradizionalmente la festa coincide anche con l’inizio dei festeggiamenti di carnevale. Ma si dice anche “Sand’Anduene Friske e suene” (Sant’Antonio fischi e suoni) in chiaro riferimento all’evento più importante delle festa: “La sagra del fischietto”.
La tradizione  vuole che Sant’Antonio Abate sia il protettore degli animali. Infatti l’iconografia classica usa rappresentare il Santo sempre accompagnato da un maiale. Ogni 17 Gennaio, come da tradizione, il prete rettore della Chiesa di San Domenico e quindi della vicina chiesetta di Sant’Antonio, si preparare al momento solenne della benedizione degli animali. Essa avviene nella pineta cittadina ed attira un pubblico vastissimo, per lo più bambini e contadini, che portano i loro fedeli compagni a “farsi benedire”. Dai tradizionali cani, gatti, cavalli e muli, ai maiali, criceti e canarini; sino ad animali più inusuali. Si tratta di un momento di festa che avviene il primo pomeriggio e che anticipa la vera e propria festa che inizierà il tardo pomeriggio.
Sant’Antonio è considerato il protettore del fuoco. Perciò in questo giorno le donne non cucinano, ma si mangia cibi cotti nei giorni precedenti oppure cibi pronti come frutta secca.
Rutigliano è considerato il Paese della Terracotta. E seppur la sagra del fischietto è una festa piuttosto recente (la prima edizione risale al 1989), la tradizione di forgiare suppellettili in terracotta, tra cui degli antenati dei fischietti, risale addirittura all’epoca della Magna-Grecia. Nella Necropoli di Azezio, sito archeologico di Rutigliano, sono stati infatti rinvenuti all’interno delle tombe questi suppellettili in Terracotta. I primi suppellettili, da molti studiosi ribattezzati “protofischietti” avevano forme varie: antropomorfe, zoomorfe e valenze valerie: potevano essere di carattere ludico, cultuale e magico. Quando Azezio fu distrutta dai Sareceni nell’829 d.C., l’arte di produrre con la terracotta proseguì per tutto il medioevo nella città di Rutilianum (nome con cui fu ribattezzata la città), nonostante i prodotti fossero per lo più oggetti semplici e di uso domestico. L’arte figula è proseguita dal 1300 al 1800, con un boom nel ‘900. Addirittura esiste ancora la via dei figuli, che appunti è conosciuta come Via Figuli. Il carattere ludico dei fischietti è stato ripreso dalla più antica tradizione, e ad essere le vittime della satira figula sono i politici, nostrani e non. Ogni anno infatti il Comune approva un tema sulla cui base i figuli devono realizzare il fischietto per il concorso. Attraverso le giurie (tecnica e popolare) si sancisce il vincitore. Inoltre partecipano al concorso gli studenti delle scuole del paese, smistate nelle giuste categorie: questo ha fatto sì che anche nelle nuove generazioni ci è stata una riscoperta di un lavoro tradizionale antico come quello dei figuli.
Per riderci su
Una tradizione tipica rutiglianese vuole che il fidanzato regali alla fidanzata un fischietto a forma di galletto come pegno d’amore. Nulla di strano se non che la tradizione che il fischietto sia di buon auspicio per la coppia solo nel caso in cui il “fischietto” fischia. Nel malaugurato caso in cui esso non fischi la coppia non avrà una vita ricca di figli e fertile. Secondo alcuni infatti il fischietto altro non è che il simbolo del membro maschile, quindi l’assenza del fischio va interpretata come l’assenza di virilità e fertilità maschile. Ma sono solo tradizioni!
La tradizione del fischietto a forma di Carabiniere
La storia narra che nel 1799 i rutiglianesi avessero malvisto il tentativo di dominazione e saccheggio francese perpetrata dalle truppe napoleoniche (come era avvenuto per altri paesi vicini). Decisero così di mandare via i francesi costringendoli alla fuga: era il 6 maggio 1799. Alcuni contadini si recarono in Contrada San Martino, un piccolo colle nelle vicinanze del paese. Qui accesero dei fuochi e iniziarono a fischiare all’interno dei fischietti in modo assordante. Nel frattempo una mandria fu lasciata libera di correre verso il paese con al collo dei campanacci che facevano un rumore assordante. Contemporaneamente le donne rutiglianse accorsero nelle dimore dei francesi avvisandoli dell’arrivo delle truppe dei Borboni. I soldati, spaventati dal chiasso e chìonvinti che la nube di polvere provocate dal bestiame fosse realmente dovuto a una truppa in attacco, fuggirono terrorizzati da Rutigliano, lasciando lì anche le innumerevoli ricchezze che portava con sé dopo i numerosi saccheggi ai danni di altri peasi. Si narra che gli artigiani del paese, in ricordo di questi avvenimenti, abbiano decisero di creare dei fischietti che rappresentavano in pose buffe “questi uomini in divisa”. In seguito all’Unità d’Italia questa tradizione si è mantenuta seppur con delle modifiche: anziché i soldati francesi, oggi “vittime” illustri dei figuli rutiglianesi sono i Carabinieri.

Loredana

mercoledì 9 gennaio 2013

Ricetta 8: polpette di pane


Le polpette di pane sono fatte con il pane vecchio. Questa ricette infatti permette di recuperare quel pane che altrimenti andrebbe buttato. Si tratta di un piatto economico e veloce e fa parte della cucina contadina.

Ingredienti:
pane raffermo (circa 100g);
2 uova;
sale;
aglio;
formaggio grana;
prezzemolo;
bicarbonato;
olio per friggere;

Procedimento:
Prendiamo il pane raffermo e lo mettiamo a bagno in una coppa piena di acqua. Quando il pane si sarà ammorbidito, lo strizziamo e lo mettiamo in un’altra coppa in cui metteremo anche le 2 uova, un pizzico di sale, il formaggio e 1 aglio e il prezzemolo finemente tritati. Ora lavoriamo il composto con le mani sino a creare un impasto uniforme che non sia ne troppo liquido (in questo caso aggiungete un po’ di formaggio) e ne troppo denso. Aggiungiamo un pizzico di bicarbonato per far sì che le polpette si gonfino e siano morbide. Ora possiamo prendere l’impasto e fare piccole palline, Dopodichè le friggiamo nell’olio, Quando le polpette saranno cotte le togliamo dall’olio e le riponiamo sulla carta assorbente per farle sgocciolare. Ecco pronte le vostre polpette di pane. Esse sono ottime da gustare prima di pranzo come spezza-fame oppure, se siete buongustai, si possono mangiare come secondo piatto dopo averle lasciate dentro il sugo semplice o di carne. Avreste mai immaginato che un piatto “alla poverella” potesse essere così buono?

venerdì 4 gennaio 2013

Appunti su...una passeggiata per Molfetta



La città di Molfetta, per la sua posizione geografica privilegiata, ha un'origine molto antica, infatti ci sono testimonianze di presenza umana risalenti al neolitico e ha una lunga storia nei secoli successivi.
Per questo motivo, la mia città, attraverso le tradizioni linguistiche, gastronomiche e architettoniche, ha la possibilità di attirare il turismo.
In questo approfondimenti, quindi, vorrei fare una passeggiata nella città scegliendo alcuni d'interesse storico e archeologico e cercando brevemente di presentarli.

Il Pulo di Molfetta: è una dolina carsica di crollo situata nella periferia della città, che viene aperta nel periodo estivo e nella quale è possibile notare tracce archeologiche di diversi insediamenti avvenuti nel tempo.

Il centro storico: era anticamente chiamato"Isola di Sant'Andrea", perché in passato era quasi totalmente staccato dalla terraferma. Questa cittadella è caratterizzata da una pianta a spina di pesce, mura esterne affacciate sul mare e due porte d'accesso. Attualmente il centro storico è in riqualificazione e, nonostante sia possibile visitarla per intero, solo alcune zone sono state restaurate e attualmente ospitano pub, ristoranti e negozi.  Merita una visita il Torrione Passari, un'antica abitazione che comunica con una massiccia torre affacciata sul mare.

Duomo di San Corrado: costruito tra il 1150 e il 1200 e situato nella parte più esterna del centro storico, è un esempio di romanico pugliese, con tre cupole in asse, una torre campanare e una torre d'avvistamento utilizzata in diversi periodi storici per segnalare l'arrivo di navi nemiche nel fiorente porto molfettese.  

La Basilica della Madonna dei Martiri e l'ospedaletto dei crociati: La chiesa risale al 1162, ma ha subito diversi cambiamenti nel tempo, ma la sua rilevanza, non è legata alla struttura(anche se presenta al suo interno numerosi dipinti), quanto alla sua storia. Molfetta è sempre stata una città d pescatori e la Madonna dei Martiri è sempre stata un simbolo di salvezza per questa categoria. Oltre a questo la presenza dell'ospedaletto de crociati valorizza l'antichità della struttura perché la città, durante le crociate, era un porto di partenza e di ritorno dalla Terra Santa e ospitava i combattenti per ristorarli.

Vi auguro una buona passeggiata!
Enza

mercoledì 2 gennaio 2013

RICETTA 7: Calzone molfettese

Buongiorno e buon anno a tutti!
Come prima ricetta di questo 2013, voglio proporvi un piatto unico tipico di Molfetta, che fa parte della nostra tradizione culinaria legata alla pesca e al pesce.
Sto parlando del "calzone" che è un piatto che si fa in tutta la Puglia, ma che nella mia città ha una variante particolare. Buona lettura!


Calzone Molfettese
Ingredienti:

Per l’impasto
800 g di farina 00
40 g di lievito di birra
due cucchiai d' olio d'oliva
Sale
l'acqua tiepida qb per ottenere un impasto non appiccicoso

Per il ripieno
500 gr. di filetti di merluzzo fritti o lessati
500 gr. di  cipolle sprenzali (germogli di cipolle) bollite e soffritte con 50 ml. d'olio d'oliva,
500 gr. di cimette di cavolfiore bolliti e poi soffritti,
olive verdi e nere snocciolate
acciughe salate e tritate
Pomodorini
Olio
Prezzemolo


Preparazione
Pulite e lavate le cipolle, tagliatele a piccoli pezzi e mettetele in una pentola ; aggiungete un po’ di olio, pomodoro, prezzemolo, sale e lasciate cuocere a fuoco basso.
Preparate la pasta unendo la farina, il sale e il lievito; aggiungete l’acqua tiepida e impastate e lavorate il tutto finché non risulterà non appiccicoso. Lasciate lievitare per 60/90 minuti; dopo la lievitazione occorre dividere l’impasto in due parti, una più grande del'altra e occorre
tirarle a sfoglia col matterello. Una volta stesa la pasta, oliate una teglia e stendete la parte più consistente dell'impasto sul fondo della teglia facendola aderire.
Mettete la cipolla precedentemente preparata e rendetela uniforme su tutta la base. A questo punto stendete i pezzi di merluzzo spinato, precedentemente fritto o lessato(a seconda dei gusti) e le olive ed infine coprite il tutto con la restante pasta sigillando bene i bordi e formando un cordoncino piuttosto spesso. Prima di mettere il tutto in forno praticate dei forellini con la forchetta per evitare che la pasta si gonfi durante la cottura.
Spennellate un po’ di olio, un pizzico di sale fino e infornate a 220° per circa 40 minuti.


Il calzone è un piatto unico molto apprezzato a Molfetta e diverso da quello delle città limitrofe dove non viene aggiunto il pesce, ma si usa come ripieno solamente la cipolla.

Buon appetito!

Enza

martedì 25 dicembre 2012

IL NATALE A TARANTO



E' ancora buio quando tra le strade dei quartieri di Taranto si odono le prime melodie suonate dalle bande musicali. 
Le dolci note delle Pastorali natalizie risvegliano, un po' alla volta, gli abitanti della città che, ancora in pigiama ed assonnati, si accostano alle finestre e si affacciano dai balconi per meglio ascoltare e per vedere i musicisti passare.




Le Pastorali tarantine sono composizioni musicali per banda ispirate al Natale. Prendono il nome dalla forma della composizione già utilizzata dai grandi del'600 (il tempo di 6/8 e l'andamento lento da "ninna nanna") ma sono diventate originali grazie alla musicalità e all'animo "Tarantino" dei compositori che le hanno ideate, riuscendo ad intersecare nella forma originale dipastorale alcune melodie tradizionali come Tu scendi dalla stelle o altre prettamente locali che venivano cantate nelle chiese in queste ricorrenze. 


Da tantissimo tempo, grazie ai complessi bandistici locali che continuano ad eseguirle, preparano la città alle Feste Natalizie, tanto da essere diventate la "colonna sonora" del Natale a Taranto.
Se non c'è una pettola e una Banda che suona le Pastorali, non è Natale!!!!!!



Le Pastorali più conosciute ed eseguite dai complessi bandistici locali (da non confondere con i gruppi dei "Babbo Natale") sono datate dalla prima metà dell'ottocento, fino alla fine del novecento e i compositori erano e sono musicisti Tarantini di nascita o che in ogni caso hanno operato la propria arte nella città dei due mari. 




Fanno parte della tradizione i preparativi della cena della Vigilia di Natale. Sin dal primo mattino del 24, subito dopo il giro delle bande per le vie della città, ai mercati rionali e alle bancarelle di via Di Mezzo sarà la ressa per l’acquisto di baccalà, anguille e capitoni, il cui prezzo, sostengono i pescivendoli, resta immutato da anni. C’è da crederci? E vogliamo dimenticare i frutti di mare? Fra i “primi”, non manchi la pasta con le cozze o con il sugo d’anguille. E per secondo, ancora pesce, cucinato come meglio aggrada. Nei menu siano presenti frutta secca, arance e clementine di Palagiano. Poi, i dolci: “pettole”, “carteddate” e “sanacchiudere” accompagnati da pandoro e panettone. Meglio però non esagerare (per evitare sul nostro fisico ripercussioni pesanti, nel senso di aumento... del peso) e, perché no, ripristinare l’usanza del salutare digiuno all’ora di pranzo, come facevano i nostri anziani.
A sera inoltrata, dopo il defilè di portate, faranno la loro comparsa tombole e carte napoletane per la gioia delle famiglie riunite.


Le celebrazioni dell’arcivescovo 


E' puntuale la Santa Messa presieduta dall’arcivescovo, Mons. Filippo Santoro, che avrà luogo alle ore 23 in Concattedrale, dove celebrerà anche l’indomani, 25, alle ore 11,30. Il 27 celebrazione, sempre alla “Gran Madre di Dio” celebrazione dell'arcivescovo alle ore 19 per il trentesimo di episcopato e per il commiato della diocesi. Non ci saranno perciò le sue tradizionali funzioni del 31 dicembre e del primo gennaio. C’è quella organizzata dalla parrocchia di San Lorenzo da Brindisi, nel corso della Messa della Natività, allietata dalla partecipazione di una piccola banda musicale, che uscirà dopo il canto del Gloria.

Al Corpus Domini (quartiere Paolo VI) alla luce dei fuochi e delle fiaccole e al suono delle pastorali, il Bambinello sarà portato in strada dopo la Santa Messa delle ore 23,15. Quest'anno, un novità; su grande richiesta degli abitanti del quartiere al parroco don Franco Mitidieri, la processione sarà ripetuta il 28 e 29, alle ore 19, interessando vie e piazze non toccate dall'itinerario della Notte Santa.
Il giorno di Natale si rinnoverà l’appuntamento con la bella processione in Città vecchia de “U Bammine curcate” (Gesù Bambino nella culla), appuntamento irrinunciabile per i tradizionalisti. Organizza la confraternita della SS. Trinità, nella caratteristica mozzetta rossa, con la partecipazione di quella intitolata all’Immacolata. Un tempo la processione partiva dalla chiesetta della SS.Trinità, all’inizio di via Duomo; poi demolita per far posto alle colonne doriche. Salutato dal volo di bianchi colombi, il Bambinello muoverà dalla Basilica di San Cataldo subito dopo la Santa Messa delle ore 9,30, celebrata dal parroco mons. Marco Morrone. Questo l’itinerario: via Duomo, pendio San Domenico, piazza Fontana, via Garibaldi, discesa Vasto, piazza Castello (con “salva” di fuochi d’artificio) e via Duomo. Al rientro, sul sagrato, lancio di palloncini multicolori.
Appuntamento con la tradizione della mattina del 6 gennaio è quello con “U Bammine all’erte” (Gesù Bambino in piedi, poggiato su una nuvoletta e sostenuto dagli angeli). 
La processione è organizzata dalla confraternita del SS.Nome di Dio, con la partecipazione di tutte le altre cittadine. Il programma prevede alle ore 9,30 nella chiesa di San Domenico la Santa Messa celebrata da mons. Mimino Quaranta e al termine il coloratissimo corteo per le vie del Centro storico, salutato anche questa volta dal volo di colombi e dallo sparo di una batteria pirotecnica Attorno alle ore 11,30 sosta in piazza Castello per il lancio di palloncini multicolori.
In serata (dopo la Santa Messa alle ore 18 in San Cataldo) processione lungo via Duomo per riportare il Bambinello in Sant'Agostino. Prima del rientro in chiesa, in piazza Castello avrà luogo un grande spettacolo pirotecnico per siglare la conclusione dei festeggiamenti natalizi nel centro storico. Alle tre processioni in Città vecchia le pastorali tanto care al nostro popolo saranno eseguite dalla banda “G.Paisiello-Città di Taranto” diretta dal maestro Vincenzo Simonetti.
Nella stessa serata del 6 gennaio, altra piccola processione del Bambinello a cura della confraternita del Carmine per le vie del Borgo, subito dopo la Messa delle ore 18,30 e con l’accompagnamento di un complesso bandistico. Al rientro, il bacio dell’immagine.


I presepi viventi

Non manchi la visita alle maggiori esposizioni di presepi allestite in città. Ricordiamo, fra le altre, quelle allestite nell’istituto Maria Immacolata (a cura dell'associazione Amici del presepe, con numerose manifestazioni collaterali) e nell’ex chiesetta della Madonna della Scala (via Duomo, nei pressi della Cattedrale). In provincia, da ammirare i presepi viventi a Faggiano, Crispiano e San Marzano.

Al Borgo è stata organizzata la seconda edizione del presepe vivente in piazza Marconi,a cura della parrocchia di Sant'Antonio, con una cinquantina di figuranti, nei giorni 26 e 30 dicembre e 6 gennaio (in quest'ultima data ci sarà anche la Calata dei Magi che partiranno dalla chiesa). Inizio delle rappresentazioni alle ore 18.

La chiusura del lungo Natale tarantino vivrà la sera 6 gennaio un momento di particolare intensità con la Calata dei Magi a Lama: “Momento di crescita umana e culturale attraverso la partecipazione ad un evento storico ricco di valori; occasione di coinvolgimento di parrocchiani di ogni età, veri protagonisti della festa; strumento ideale per la trasmissione di valori a livello intergenerazionale e di integrazione delle numerose famiglie negli ultimi anni stabilitesi nel quartiere”, spiega il parroco della “Regina Pacis” don Mimino Damasi.

Le testimonianze più antiche fanno risalire le origini de "La Calata" nella vicina masseria "La Battaglia", agli inizi del secolo, nel contesto semplice della vita dei campi. Il testo della "recita" nel suo nucleo centrale è antichissimo, ispirato al Vangelo e ai testi apocrifi sull'infanzia di Gesù. Nel tempo la rappresentazione si è arricchita dal punto di vista scenico, mai smarrendo l'intensità emotiva, con delle integrazioni, come l'episodio della fuga in Egitto.
La festa è annunciata da “colpi oscuri” al mattino e dalle melodie tradizionali intonate dalla banda che suona per le vie del quartiere. A mezzogiorno sul sagrato si svolge l’asta per l’aggiudicazione dell’itinerario della processione del Bambino. Vi partecipano rappresentanti delle contrade Bellatrase, Carelli, Capitignano, Faito, Battaglia, Tre Fontane, San Domenico. Non si raggiungono cifre elevate, ma è solo un espediente per suscitare emulazione ed entusiasmo.
Alle 15,30 la processione di Gesù Bambino, che da alcuni anni ha assunto la forma di un corteo festoso, con la partecipazione allegra e colorata di molti bambini e ragazzi oltre che della banda musicale “Santa Cecilia-Città di Taranto” diretta dal maestro Giuseppe Gregucci.
Al rientro della processione, alle ore 18 ci sarà la Santa Messa celebrata dal parroco don Mimino Damasi. Quindi dalla contrada vincitrice dell’asta, la partenza dei Magi a cavallo verso il sagrato della chiesa “Regina Pacis”. Alle ore 19 sul sagrato, la rappresentazione, dalla durata di circa un’ora. Questa si svolge tra i due punti focali del racconto, da una parte il palazzo di Erode e della sua corte con l’impressione della potenza e del fasto, e dalla parte opposta la semplice capanna della Natività. I Magi, superato l'inganno di Erode, giungono davanti al Divino Infante, si prostrano adoranti e consegnano i doni spiegandone il significato: l'oro, la carità; l'incenso, la preghiera; la mirra, i patimenti futuri. Il tutto ha termine con la fuga in Egitto della Sacra Famiglia.
Il programma prevede quindi lo spettacolo del gruppo musicale talsanese dei “Diverse Mode”, con un repertorio di musica leggera e natalizia. Alle ore 21,30 i tradizionali fuochi d’artificio.
Per coprire le spese dell’organizzazione e per un ricordo della manifestazione, si potrà acquistare il gruppo dei Re Magi in ceramica, realizzato a mano dagli artigiani di un laboratorio d’arte del Leccese. La vendita avviene nella sede dell’associazione “Calata dei Magi” nei locali parrocchiale dove si potranno acquistare anche i biglietti della lotteria (1 €) con ricchi premi offerti dai commercianti. L’estrazione avverrà domenica 8, a mezzogiorno.



Ida






domenica 23 dicembre 2012

RICETTA 6: Sanacchiuddere

Aspettando la cena di questa sera deliziamoci preparando uno dei dolci tipici di Taranto, quello che non manca mai sulle tavole.


I sanacchiudere colorano ancor di più la festa, hanno un gusto prelibato e leggero che non fa passare mai la voglia di mangiarli. Le nonne e le mamme tarantine ne preparano in gran quantità così da farli durare anche nei giorni successivi. Tutti ne sono ghiotti e il profumo che emanano dopo la breve cottura è estasiante, fa sentire davvero l’atmosfera natalizia.


Ecco a voi la ricetta.

Ingredienti per un chilo circa:

·                     Farina 00 . . . . . . . . . . . . . 500 gr
·                     Uova . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
·                     Zucchero semolato . . . . . 100 gr
·                     Olio EVO . . . . . . . . . . . . . 75 cc
·                     Lievito in polvere . . . . . . 1/2 bustina
·                     Scorza di limone grattugiata
·                     Pizzico di sale
·                     Latte Intero . . . . . . . . . . q.b.
·                     Olio Extra Vergine di Olive e Strutto per friggere
·                     Buccia di arancia e/o Mandarino

Per guarnire:

·                     Miele millefiori . . . . . . . . 400gr
·                     Coriandoli di zucchero colorati


Prima di tutto impastate la farina con uova, zucchero, olio, buccia di limone grattugiata e sale (si corregge eventualmente con aggiunta di qualche cucchiaio di latte). Lasciate riposare l'impasto per circa un'ora. Una volta pronto l’impasto lo lavoratelo formando con le mani dei lunghi bastoncini, meno spessi di un mignolo, tagliandoli poi a pezzettini, circa mezzo centimetro. Passate gli stessi pezzetti sull'attrezzo per gnocchi o sul dorso di una grattugia, e riponeteli in una pentola grande per friggerli in un composto preparato con  metà strutto e metà olio (abbondate con entrambi). Dopo questo passaggio scolateli molto bene e fateli raffreddare. A questo punto potete iniziare a preparare la guarnizione. Ponete sul fuoco il miele e al primo bollore versatevi i pezzetti di pasta fritta rimestandoli per qualche minuto, finché non saranno ben impregnati. Infine aggiungete altro miele e coriandoli colorati.

Nb: l’aggiunta di miele (non bollito) e coriandoli colorati può essere fatta anche subito dopo che i sanacchiudere si sono raffreddati.



Possono essere  accompagnati dal San Marzano Borsci, un elisir versatile, che ben si adatta anche ad altre diverse preparazioni: liscio è ottimo come digestivo, long drink diventa un aperitivo e una bibita dissetante e, unito a caffè e gelato, ne esalta il gusto. 



Oppure, in alternativa, si può scegliere di accompagnarli con il Primitivo Dolce di Manduria, corposo ed armonico, una delle eccellenze della produzione vitivinicola pugliese. Viene prodotto sia in versioni da tutto pasto che in varianti liquorose, dalla elevata gradazione alcolica; questo vino è perciò adatto ad accompagnare moltissimi piatti, ed è grandemente apprezzato per la sua versatilità e per le sue caratteristiche organolettiche.


CURIOSITA': Cosa significa sanacchiudere? Il nome, come si può notare, è in dialetto, e significa  "si devono rinchiudere", cioé sono talmente buoni che si devono mettere sotto chiave altrimenti non arrivano al cenone.


Buon Natale a tutti da Ida!

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